Quali sono le origini del Monocorda?

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Quali sono le origini del Monocorda?

Quali sono le origini del Monocorda?

Nell’antica Grecia, il dio Apollo era la divinità della musica e della medicina.
Esistevano templi di guarigione che usavano la musica come forza principale per armonizzare corpo e spirito.
Uno dei pensatori greci più lungimiranti che continua ad influenzare con il suo pensiero la nostra cultura è Pitagora, un filosofo del VI secolo a.C., conosciuto al giorno d’oggi come il padre della geometria.
Fu anche il primo intellettuale occidentale a mettere in chiaro le relazioni tra gli intervalli musicali.
La chiave di questa scoperta fu uno strumento molto semplice chiamato Monocorde, costituito da una sola corda tirata su una struttura in legno.
Usando il monocorde, Pitagora fu in grado di scoprire che la divisione musicale creata dall’uomo dava origine a determinati rapporti.
Esaminando gli intervalli creati da questa divisione, Pitagora scoprì che tutti i rapporti numerici potevano essere espressi.
Questi rapporti numerici, come 2:1, 3:2, 4:3, erano archetipi della forma, dato che erano dimostrazioni dell’armonia e dell’equilibrio che si potevano osservare in tutto il mondo.
Se, per esempio, una corda viene divisa in 2 parti uguali, la nota che essa produce è di un’ottava più alta della nota prodotta dalla corda intera. Le due parti uguali vibrano in un rapporto di 2 a 1(2:1). Se, poi, la corda viene divisa in 3 parti uguali, la corda vibra in un rapporto di 3 a 1(3:1). Quando la corda è divisa in 4 parti uguali, questa crea un rapporto di 4 a i (4:1).
Tornando ai rapporti sviluppati dalle corde armoniche, è evidente che la divisione della corda effettuata dall’uomo segue esattamente i rapporti delle serie armoniche.
È probabile che la nostra comprensione dei rapporti e del sistema matematico che li governa si basi sulle osservazioni di Pitagora in campo musicale.
Si dice che abbia detto: “Studiate il monocorde e scoprirete i segreti dell’universo”.
Dallo studio di un unica corda vibrante si potrebbero scoprire gli aspetti microcosmici della vibrazione sonora e, grazie a questo, si potrebbero studiare le leggi macroscopiche che regolano il cosmo.
Pitagora credeva che l’universo fosse un immenso monocorde, uno strumento con una sola corda tirata tra il cielo e la terra.
L’estremità superiore della corda era legata allo spirito assoluto, mentre l’estremità inferiore era legata alla materia assoluta,
come afferma Jonathan Goldman in “Il potere di guarigione dei suoni”.
Il Monocorda odierno è composto da più corde ed è un’evoluzione di quello originario ideato da Pitagora.
Non ci sono fonti certe che testimonino come e quando sia avvenuta tale elaborazione, ma possiamo capirlo in base alle applicazioni moderne.
Uno strumento di questo genere si presta a creare dei suoni armonici continuativi che ascoltati per un determinato periodo (un minimo di 20 minuti) portano il corpo e la mente ad entrare in risonanza con la frequenza voluta.
Gli effetti di questo tipo di trattamento sono molteplici e vanno dal semplice rilassamento corporeo alla sperimentazione di stati di meditazione profonda.
Vi sono inoltre effetti sperimentati quando si raggiungono determinate onde cerebrali, in particolare l’onda Theta e l’onda Delta. In questi stati mentali le cellule producono sostanze che promuovono benessere e salute.
Nei modelli che produco oggi c’è un numero variabile variabile di corde, da 24 a 36, ciascuna accordata su un’unica nota e un’unica frequenza: ogni singola corda diffonde nell’ambiente la sua vibrazione che viene amplificata dal suono della corda successiva e così via di corda in corda. L’esperienza dell’ascolto del suono assume una profondità difficilmente esprimibile a parole.

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